Terra di motori

Provo per una sera a cambiare argomento.

Ho visto l’altra sera con interesse (non capita quasi mai con la tv generalista) lo speciale del Tg5 sulla cosiddetta Motor Valley, quel pezzo di Italia che si stende tra le province di Modena e Bologna, dove sono nate e in parte vivono realtà come Ferrari, Maserati, Lamborghini, Morbidelli, Ducati, De Tomaso, Pagani, cioè il meglio mondiale della velocità.

Alcune di queste realtà non ci sono più, ma le più significative ci sono, prosperano e fanno di questa terra piatta, fredda, nebbiosa e a volta un po’ noiosa la patria mondiale dei motori. Per chi come me ci è nato, è normale incrociare questi bolidi, spesso mascherati ma molto riconoscibili comunque, sogno di molti e realtà di pochi. Ma solida realtà è la capacità imprenditoriale di queste aziende, nate da idee folli o da lungimiranti imprenditori che hanno dovuto spesso superare non pochi ostacoli ma che, alla fine, hanno fatto grandi le loro aziende.

Nel servizio, ben confezionato e organizzato, quello che emerge di più è un senso di appartenenza alle aziende davvero encomiabile, quel senso di “essere” Ferrari o Maserati, non di “lavorare per” Ferrari o Maserati. E’ una differenza enorme, è quello che fa grandi queste aziende. Nonostante siamo nel 2021, quello che impressiona è che queste auto e queste moto vengono ancora concepite come un modello artigianale di produzione, con tanta attività manuale che rende questi oggetti unici nel loro genere.

Ma dico queste cose non solo per orgoglio di modenese, ma per orgoglio nazionale, quello che troppo spesso ci manca, quello che dovrebbe renderci tutti orgogliosi delle cose che sappiamo fare (e che non sono solo queste). Qualcuno dirà che sono solo cose da ricchi, che servono per i capricci dei ricchi, ma ricordatevi che se non lo facciamo noi, c’è qualcun altro in giro per il mondo che lo farà al posto nostro. Meglio essere noi a farlo, o no?

Ho visto la pista di Fiorano, quella sulla quale si allenava Villeneuve, la pista di Marzaglia, che nessuno conosce a parte i modenesi e che invece è un impianto di altissimo livello tecnologico, dove vengono a correre in tanti da tutto il mondo. Questa zona dell’Emilia è da sempre frequentata dai potenti del mondo, anche perché Enzo Ferrari (come detto nel servizio) non andava in giro per il mondo e diceva “se mi vogliono conoscere, devono venire loro da me”, e io ricordo molto bene le riunioni della FIA a Modena, perché Enzo non si muoveva da Modena e correvano gli altri qui da lui. Segno di un potere fortissimo.

Lamborghini nasce dall’idea visionaria di un costruttore di trattori che un bel giorno decide che si è stufato dei contadini e vuole entrare nel mondo del lusso e lo fa con automobili fantastiche, con colori che nessuno altro osa mettere nelle vetture, realizzando dei pezzi unici. Oggi per realizzare Urus, ennesima scommessa del marchio, sono stati investiti 45 milioni di euro e assunte 500 persone: avercene di realtà così.

Horacio Pagani fin da bambino diceva ai suoi genitori che sarebbe partito dall’Argentina per venire a Modena a disegnare automobili e lo ha fatto, realizzando un sogno con autovetture dal costo spropositato ma dal valore inestimabile: bravo, coraggioso e forse anche un po’ pazzo. Ma anche di questi personaggi bisognerebbe averne di più.

Io vado orgoglioso di queste realtà, anche perché ci sono nato in mezzo. Vorrei che fosse orgoglio di tutti noi.

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