Il lavoro è per la vita

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Con questo contributo si concludono le riflessioni che abbiamo proposto in vista della Festa del Lavoro. E non possiamo non   farlo riflettendo ancora una volta sugli incidenti sul lavoro. “Il mondo del lavoro è una priorità umana. Ogni morte sul lavoro è una sconfitta per l’intera società. Più che citarli al termine di ogni anno, dovremmo ricordare i loro nomi, perché sono persone e non numeri” ci ricorda Papa Francesco.

Solo alcuni giorni fa abbiamo celebrato la Giornata mondiale per le vittime del lavoro, istituita nel 2001 dalla Organizzazione Internazionale del Lavoro, OIL, che per le celebrazioni di quest’anno ha scelto uno slogan piuttosto incisivo: “ricordare i morti, lottare per i vivi“. 

Ci tocca dirlo, con la franchezza di sempre: non partecipiamo a riti scontati che si ripetono stancamente, non siamo tra coloro che esprimono  solidarietà di facciata, o l’indignazione a tempo con qualche minuto di silenzio. Le morti sul lavoro sono una ferita profonda che colpisce la nostra cultura umanistica e costituzionale: il lavoro è per la vita, è la dignità e la realizzazione della persona, è creazione e progetto, è una via per la ricerca della felicità. La perdita della vita o delle abilità sono inaccettabili se crediamo a questo quadro valoriale.

Al netto della fatalità, gli incidenti e le morti sul piano della sicurezza sono dovute a carenze strutturali degli ambienti lavorativi e alla rincorsa forsennata a ottenere il massimo profitto talvolta sulla pelle dei lavoratori e a scapito della loro dignità. Le cause le conosciamo, sono state riempite pagine e pagine di articoli e riflessioni: i controlli sono insufficienti, gli appalti spezzettati in subappalti rendono ardua la  ricostruzione delle filiera di responsabilità, il lavoro irregolare e sommerso, i vari caporalati. Ma come spesso accade alle denunce e alle analisi non fanno seguito   azioni e politiche coerenti. Anzi, può accadere il contrario, nel nome del totem dell’efficienza si segue una direzione opposta come è accaduto con il nuovo Codice degli appalti che alza la soglia sotto la quale si può eseguire una opera a trattativa privata, subappaltando a piacere singole parti e mantenendo come criterio di guida la centralità dei prezzi sulle aggiudicazioni delle gare.

Le proposte sono  delineate da tempo. Ne accenno alcune.

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro va potenziato e messo nelle condizioni di operare controlli più efficaci  soprattutto verso i settori più critici. Da una parte fornendo basi informative sufficienti per operare (ad esempio la digitalizzazione delle informazioni raccolte nei controlli ispettivi ) e un maggior coordinamento con INAIL, INPS e Ministero del Lavoro, e dall’altro potenziando l’organico degli ispettori oggi poco più di 200 addetti. 

Va detto che la conversione in legge del decreto legislativo sul PNRR va nella direzione giusta. È prevista l’assunzione di nuovi ispettori, si introduce la patente a punti per ora varata per il settore delle costruzioni ma da estendere eventualmente ad altri ambiti di attività  con un decreto del Ministero del Lavoro. Con la introduzione obbligatoria della patente i datori di lavoro dovranno autocertificare i requisiti e senza patente o con un numero di punti non sufficienti non potranno   lavorare e avere una multa fino al 10% del valore del cantiere. Non solo, i lavoratori coinvolti nell’attività lavorativa dovranno avere trattamenti economici e normativi mai inferiori a quelli imposti dai contratti collettivi nazionali, andrà confermata la regolarità contributiva non solo per l’azienda capofila ma anche per l’intera filiera, lo stesso dicasi per gli standard di sicurezza.

Non ultimo, occorrerà intensificare la lotta contro il lavoro nero, ambito nel quale avvengono più frequentemente gli incidenti mortali. I falsi imprenditori hanno affinato gli strumenti legali ma non veritieri: contratti finti di poche ore se va bene e tante ore in nero, salari fuori busta, zero tutele, flessibilità totale, minacce ripetute di licenziamento. Sono 3 i milioni di lavoratori irregolari spalmati su tutti i settori, in particolare nei servizi, nell’agricoltura,  in edilizia e poi a scendere nel commercio e nel turismo. La gran parte sono lavoratori stranieri.

Siamo comunque fiduciosi, la svolta non avverrà in tempi brevi come peraltro sarebbe auspicabile. Il percorso si annuncia lungo e tortuoso, la messa a terra  di buone iniziative e nuove normative è sempre una operazione complessa. Accanto a questo spingiamo anche sulla dimensione culturale e formativa e sul sostegno alle imprese più virtuose: non mancherebbero le risorse, l’INAIL ha una previsione di avanzo di 2 miliardi nel 2024. Usiamole.

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